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I have yet to dip my toes in the ocean this summer. That’s just crazy talk, right? As I plot my escape to the coastline, I’m dialing the tone of Mood Board Monday back a llllot with a hue that’s synonymous with summer and crashing waves. It also has a cool, retro look that makes it that much more perfectly suited for the season. (Imagine riding in that vintage seafoam green convertible below.) It’s close to mint green but a little more subdued. Dive in.

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What’s your take on seafoam green? Love it? Hate it? Tell us in the comments below.

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Mood Board Monday

125 Responses

  1. Nel complesso gli elettori hanno dato sulla Palin un giudizio favorevole (56 a 26) ma con un vasto divario di opinioni tra uomini e donne: gli uomini la approvano 58 a 23, tra le donne il rapporto di 48 a 30.

  2. designed to integrate and align all elements of its global operations Global Operations is a first person shooter computer game developed by Barking Dog Studios and published by both Crave Entertainment and Electronic Arts. It was released in March of 2002, following its public multiplayer beta version which contained only the Quebec map. ,Estee Lauder Companies Presentation at the Merrill Lynch Household Products Cosmetics Conference Available Live via Webcast

  3. Ha cominciato nei primi secondi del Papato con quella sua croce di ferro, la veste bianca senza mozzetta e stola e quel coinvolgente “fratelli e sorelle buonasera”. Papa Francesco comincia il suo cammino da Pontefice con una prima rottura degli schemi. Niente, rispetto ai tanti, piccoli e potenti gesti di questi primi cinque giorni. E niente, viene da pensare, rispetto a quello che farà nel futuro. Insomma papa Francesco, che paga il conto alla casa del Clero e non abbandona le sue usurate scarpe nere, che odia le auto blu e non potendo più usare metrò e bicicletta si infila nel pulmino con i cardinali, che scoppia in allegre risate e mostra il pollice alzato ai fotografi, che ama il calcio e il tango e ammette di aver avuto una fidanzatina, continua a sorprendere.

  4. Seit unserem letzten Blog auf Sprint (Sprint vier Katalysatoren, die schieben den Bestand h枚her) am 30. Juni ist die Aktie bis zu 15%, und es kann nur der Anfang sein. Zu dieser Zeit werden wir sehen, wie diese vier Katalysatoren jetzt voran, dass Sprint hat ihren Gewinn Bericht eingereicht.

  5. Et j’en 茅tais fiers de mon dressing car j’en avait fait avec ma m猫re ancienne r茅dactrice de mode toute la d茅coration et l’am茅nagement l’ann茅e pass茅e.

  6. (FORTUNE Magazine) First it banished first class and free meals. Then it hired Kate Spade to clothe its employees. Now Song, Delta’s low cost carrier that took to the skies last April, is venturing temporarily into even stranger territory. For nine weeks starting in November, it will operate a store in Manhattan’s SoHo. Shoppers will be able to buy travel gear like neck pillows; access Song’s in flight entertainment (X Box games, MP3 players, video on demand); even sample Song’s in flight menu (which, as this reporter learned, isn’t bad). Oh, yes, they can also book one of Song’s 144 daily nonstop flights.

  7. AUCKLAND Patrizio Bertelli è rannuvolato, forse è stanco e provato dalla tensione delle ultime regate della Louis Vuitton Cup, ha l’ aria di sentirsi assediato, “osservato ingiustamente con una lente di ingrandimento, come se ogni giorno dovessimo dimostrare qualcosa, se vinciamo il trionfalismo dei giornali è eccessivo, se perdiamo il pessimismo degli articoli ci prende alla gola”. E’ polemico con la stampa italiana? “Con certa sì, ma anche con certa televisione, il Tg5 ha fatto un servizio avvilente contro di noi, il Giornale attacca Prada quando fa mostre d’ arte, quando fa le sfilate, quando fa affari, quando si butta in una impresa sportiva come questa”. I dietrologi dicono Bertelli non piace non solo a quegli industriali cui ha soffiato aziende prestigiose, ma allo stesso Berlusconi che vede nel suo personaggio un possibile rivale mediatico e politico. Ma lui risponde: “Io alla politica non ci penso nemmeno ho da fare altro, cose serie. Quello che mi è offende di più, comunque la malafede e la disinformazione. Mi accusano di sfruttare un’ impresa sportiva per fini commerciali, che il nome Prada è dappertutto. Ma vorrei sapere chi non mette in evidenza il marchio dello sponsor. Nelle altre barche forse si nota meno perché gli sponsor sono tanti e vele e scafi sembrano un elenco di aziende. Mi hanno persino accusato di non avere fatto gadget, contrariamente alle altre barche. E se li facevamo, si immagina le polemiche? Io credo che in Italia c’ è gente cui dà semplicemente fastidio il successo di Prada, nel lavoro e ogni volta che vince nello sport. Chi ci rimane male sono i ragazzi del team che subiscono ad ogni regata uno stress fortissimo e poi leggono inutili cattiverie che li rendono vulnerabili. I giornalisti hanno la penna, io ho le mani. Se incontro quelli giusti, gli do uno schiaffo”. Gli eroi della Coppa America sono sempre stati miliardari, oppure aspiranti tali. Bill Koch è l’ eroe, plurimiliardario che con la sua barca America Cube nel 1992 sconfisse il Moro di Gardini. In Italia era considerato Barbablu o Belzebu e i giornali di allora lo descrivono come il malvagio biondo Goldfinger di 007, o il cattivone pelato e sfortunato di Austin Powers, che con ghigno furibondo (o risata sardonica) passa stupidamente il suo tempo a tramare contro il mondo mediante sofisticati congegni elettronici e trappole dementi ai raggi laser. Ha abbandonato le regate perché, dice, “mi si è spenta la passione”. Ma ne è rimasto un fan accanito e ha lasciato la sua magnifica villa di Palm Beach in Florida e la sua tenuta nell’ elegante costa di Cape Cod, vicino a quella dei Kennedy, per affittare qui una paradisiaca mansion sul mare e seguire quindi le regate. Senza limiti di tempo. Senza l’ affanno di dover correre dietro agli affari. Perché un vero miliardario che si gode i suoi soldi è uno che non lavora, che al massimo amministra le sue ricchezze e se ne serve, come fa Bill Koch, per finanziare il partito democratico e purtroppo per arricchire la sua collezione (di reperti romani, opere di Picasso e De Nittis, Renoir e Modigliani, Cesanne e Remington) di grandi statue di Botero, il furbo artista che dipinge e scolpisce ciccioni malinconici e quindi molto attuali. Si immagina Miuccia Prada, che alla fondazione Prada ospita artisti difficili come Walter De Maria o Anish Kapur, tremare di ripulsa davanti a scelte così poco radicali, così alla moda Vogue. L’ idillico babbo di cinque piccini e il soave sposo di una magnifica giovane bionda è un gigante albino che a prima vista ci si augura di non incontrare da soli in una notte buia e tempestosa, tanto fa blade runner. Ma parlandogli assieme il suo viso sconnesso si illumina di intelligenza e simpatia, e si capisce perché bellissime ragazze come la sua nuova moglie ne restino fulminate, confortate anche dalla solidità della sua vasta fortuna. Se nel mondo internazionale della vela è un nume, negli Stati Uniti è il protagonista di una saga familiare genere Sentieri, che dura da vent’ anni, con due fratelli da una parte e due dall’ altra a spendere miliardi in cause per il controllo del loro immenso patrimonio, fatto di immobili, industrie specializzate in energia alternativa, lavorazione del petrolio, miniere e collezioni d’ arte. Come americano, si augura che una delle barche americane riconquisti la coppa? “In uno sport professionale come questo, non ci sono più patrie né bandiere. Sinceramente mi piacerebbe che a vincere la Louis Vuitton Cup fosse il team Prada perché ha tutto per riuscirci, barca, tecnologia, organizzazione, denaro, leadership, uomini capaci. Forse però non sono ancora allenati alla disciplina ferrea e a non lasciarsi travolgere quando la pressione dei nervi si fa troppo forte”. La pressione della regata o di Bertelli? “Di tutti e due”. Pensa che in una impresa difficile, lunga e costosa come la Coppa America sia meglio avere un consorzio di finanziatori che assicurino larghezza di mezzi o un solo boss? “Se accetti di farti finanziare devi passare metà del tuo tempo a discutere con gente a cui non gliene importa niente della coppa e che vuole solo un ritorno pubblicitario. Io ero il solo responsabile della mia partecipazione, come lo è Bertelli, come lo era Gardini, anche se non so esattamente se i soldi fossero davvero suoi. So che lui aveva speso una cifra folle, quattro volte la mia che era di 70 milioni di dollari”. Che ricordo ha di Gardini? “Ho il ricordo di un uomo apparentemente forte ma in realtà così fragile da legare tutta la sua immagine all’ affermazione di sé. Per questo si è dimostrato disposto a tutto, pronto a comprare tutto, dalle aziende che producevano vele ed altro per impedire che fornissero anche i suoi avversari, al tentativo di corrompere la giuria”. E’ un’ affermazione brutta. “Me l’ hanno detto le persone che hanno rifiutato le sue offerte. Ma del resto non c’ era niente di nuovo. Sin dall’ inizio la Coppa America ha conosciuto l’ inganno e la corruzione, e se per 129 anni ha sempre vinto il New York Yacht Club è perché ha saputo manovrare le regole a suo vantaggio”. è corrotta anche questa Coppa? “Mi sembra che sia la più pulita da quando esiste. Non per ragioni spirituali, di correttezza e onestà, ma solamente pragmatiche, perché gli sfidanti sono tanti e stanno con gli occhi ben aperti, pronti a stendere l’ avversario se non si comporta bene”. Paul Cayard, che era lo skipper del Moro, adesso appare in televisione al timone di America One come un divo, elegante e superbo, con quei baffetti affascinanti da corsaro nero e pare molto bravo. “Rispetto Cayard perché è un gran professionista della vela, e sono ammirato dei suoi risultati qui, che non immaginavo così buoni. Ma ha un difetto molto pericoloso: per lui l’ altra barca non è un’ avversario da battere, ma un nemico da distruggere. Prova un vero sentimento di furore, di odio, che gli fa fare e dire cose stupide e volgari. E’ facile quindi fargli perdere la testa, portarlo alla frenesia, costringerlo a perdere. Come feci io nel 92. Anche Dennis Conner, quello di Stars Stripes è molto bravo, è il Michael Jordan della vela. Ma ha un problema, ha trasformato la sua partecipazione in un gran business, e se pensi soprattutto ai soldi, non pensi più a vincere, fai dei trucchi, come si è visto, e perdi”. E il defender neozelandese? “Quelli sono decisi a vincere, sono bravi, hanno il regolamento a loro vantaggio. Ma tutti hanno il loro tallone d’ Achille, e per loro potrebbe essere proprio questa lunga, snervante attesa prima di mettersi alla prova”.

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Kayla KittsKayla Kitts is an editor for HGTV.com. You can find her doing at least one of the following: shopping for home decor at local vintique stores, picking out produce at...

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